Un Fotografo… tra le cosce! (Parte 3 di 8)

Finalmente l’ascensore si ferma. Quando le porte si aprono, trovo Alan che mi aspetta.
- Finalmente ho il piacere di averti nel mio studio. Benvenuta Adriana. – mi dice Alan.
- Ti ringrazio. – rispondo, mentre penso al significato di quell’ “averti”, pronunciato da Alan.
Una volta entrata nello studio, mi metto a guardarmi in giro. Alan è rimasto a osservarmi, e sono perfettamente consapevole di quegli sguardi.
- Complimenti. – dico, alla fine, rivolgendomi ad Alan – è proprio bello come studio.
- Ma come boudoir è ancora meglio! – dissi dentro di me.
- Ti ringrazio, ma, consentimi, la cosa più bella qui dentro, sei tu.
Non rispondo, ma lo ringrazio con un semplice sguardo. Poi:
- Ma forse ti ho disturbato. Hai da fare?
- No, devo fare un servizio oggi pomeriggio, a una modella, per cui stavo preparando le macchine. Ma avevo già finito.
Lo guardo divertita.
- Che c’è. Non mi credi? – mi chiede Alan.
- Oh, non è questo. Stavo pensando al significato di quel “servizio”. – gli rispondo insinuante.
Alan mi fissa. Già mi vede sotto un’altra luce.
- Non penserai mica…
- Oh, io non penso niente. – rispondo angelica.
Alan trasse un sospiro continuando a guardarmi.
- Va bene, – disse alla fine in tono scherzoso – veniamo a noi. Sei venuta per farmi la predica, o forse ti serve farti qualche fotografia?
Lo guardo. Leggo nei suoi occhi l’ammirazione per me, per il mio corpo. Sta procedendo bene, penso. Poi maliziosamente:
- Intendi, forse, fare a me quel “servizio”? – dico sottolineando l’ultima parola.
Rimanemmo a guardarci. Poi Alan mi si avvicina. Io rimango ferma, senza distogliere lo sguardo dai suoi occhi, occhi in cui leggo una voglia che ora è emersa chiaramente.
- Perché no? Sono sicuro che ne varrebbe la pena.
Lo guardo ancora. Capisco benissimo quali sono le sue intenzioni, ma poi mi dico che sono anche le mie, perciò… decido di stare al gioco.
Senza dirgli nulla, mi allontano dirigendomi verso la parte dello studio destinata alla messa in posa. Arrivata in fondo alla parete, poso la borsetta e mi volto verso Alan. Alan capisce subito, e prende la macchina fotografica. Rimane in attesa della mia prossima mossa. Lo fisso negli occhi, poi la patta dei suoi pantaloni e infine il teleobiettivo della macchina fotografica. Chiudo gli occhi rovesciando la testa indietro. Il vestito aderente mette in evidenza le mie magnifiche tette. Poi, incomincio a muovermi lentamente, languidamente, rimanendo sempre nello stesso posto. Allargo le gambe, per quanto me lo permette il vestito che, così, mi aderisce tutto. Intanto Alan ha preso a scattare. Rialzo la testa, incominciando a muoverla a destra e a sinistra, sinuosamente, mentre il mio corpo cerca di adattarsi a quel movimento. Le mani rimaste ferme sulle cosce, incominciano a risalire mentre comincio a palparmi spudoratamente.
Arrivano sulle mie magnifiche tette, e lì si soffermano a lungo giocando con loro e con Alan, ora mostrandogliene una parte, ora un pezzo maggiore, ora togliendogli la visione di esse. Sono già eccitata. Ad occhi chiusi, il respiro affannoso, incomincio a respirare forte. Le mie splendide labbra carnose, valorizzate ancora di più dal rossetto che avevo messo apposta quella mattina, sono semi aperte, e la punta della lingua, ogni tanto, fa capolino. Pastrugno le mie tette ora stringendole ora lisciandole, mentre sento, e penso che sia evidente anche ad Alan, la voglia che monta sempre di più. Perciò, lascio le tette, e le mie mani scendono giù, languide e quasi frenetiche, dove la voglia freme. Arrivate sulle cosce, incomincio a tirare su l’orlo dell’abito. Lentamente, le mie splendide gambe, inguainate da delle calze fumé, vengono alla luce. Cerco di immaginarmi come deve sentirsi Alan con il cazzo duro che tende, è evidente, sempre più i pantaloni. Non c’è niente da fare, quando mi ci metto riesco a farlo rizzare a tutti quelli che voglio. Sono bella, eccitante… sono una troia infoiata! Quasi avesse intuito i miei pensieri, sento Alan mugolare, apro gli occhi, che avevo chiuso un attimo per concentrarmi sulle splendide sensazioni che mi arrivavano dalla fica bagnata, e il mio sguardo sognante si concentra ancora su quella splendida parte di Alan. Istintivamente, tiro fuori la lingua leccandomi le labbra mentre immagino, desidero, di averlo in mezzo ad esse e di poterlo succhiare, leccare, assaporare, godere della sua durezza! Alan sta sudando, ma non smette di scattare. Le mie mani, intanto, hanno fatto risalire ancora di più l’orlo dell’abito, mettendo in luce quella parte delle cosce non nascoste dalle calze. Sono tenute su da un reggicalze bianco. Ora le mie mani sono risalite ancora più in alto, facendogli scorgere l’orlo inferiore delle mutandine di pizzo bianco. Con gli occhi semichiusi, porto le mani sul davanti, e mentre con la sinistra tengo su l’orlo dell’abito, con la destra vado a strofinare la mia bella fica, da sopra le mutandine, che ha tanto bisogno di essere coccolata. Mi sfugge un gemito. Credo che ad Alan sia ormai chiaro, se non altro dal modo in cui stringo nel palmo della mano la mia fica bagnata, dai miei mugolii, che sono ormai partita per la tangente. Con gli occhi socchiusi dal piacere vedo che Alan è rosso in volto.
Poverino, il cazzo deve fargli proprio male, come anche le palle, e lo spettacolo lascivo di una Adriana che non conosceva lo sta mettendo in tensione ancora di più. Ben ti sta, porco! Così impari ad invitare altre quando io ho già predisposto di scoparti per bene! Questo pensiero mi eccita e mi fa mugolare. Ma ormai è un continuo, ad ogni strusciata sulla mia fica è un mugolare e un gemere erotico oltre ogni limite. Non credo ci sia niente di più bello ed eccitante di una donna che, sotto gli stimoli del suo corpo, gode senza preoccuparsi di niente e nessuno. Ed io, ormai, sono in quel territorio del piacere in cui si vive soltanto per il godimento del proprio corpo. Apro gli occhi, languidi di piacere, per vedere Alan a che punto è, e mi rendo conto che continua a scattare. … (segue)

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